giovedì 20 aprile 2017

Troppo sale. Un addio con ricette, Stefania Giannotti

«Bisogna lasciarlo fare il mondo. Non mi risparmierà niente, ma se taccio potrebbe raccontarmi quello che ancora non so e farmi vedere dove non vedo». È una commossa gratitudine ciò che scuote dopo la lettura di Troppo sale. Un addio con ricette, appena pubblicato da Stefania Giannotti per Feltrinelli (pp. 182, euro 16). Memoir esperienziale, fortemente spirituale, una preghiera alta e meravigliosa che racconta di bagliori e cadute, attraverso una scrittura poetica – e politica – su di sé e sul mondo.
AL CENTRO LA SCOMPARSA del figlio dell’autrice nel mare di Carloforte, in Sardegna, 25 anni fa. Il ragazzo, diciassettenne e amatissimo, è il «tu» che nella narrazione riannoda i fili di un tempo franto e improvvisamente cambiato di segno, da reinventare.
Nelle pagine consegnateci da Giannotti, quel «tu» diventa sineddoche di amore indiviso, di madre che sopravvive al dolore più grande e che, rivolgendosi alla propria mancanza, domanda di poter vivere ancora e lo fa.
Vive ancora, Stefania, nonostante un vuoto di deserti e che riesce a mutare in tavola da imbandire anche per chi se n’è andato.
Sullo sfondo, la luce imprevista dell’obbedienza al cielo, di un dio minuscolo che si comincia a scrivere in altro modo per farselo amico, infine il chiaroscuro di uno strappo che se dapprima imponeva silenzio, ora trova sponde, le parole per riferire di cose irreparabili, imponderabili, e che vanno prese in carico, con cura. Una speciale trama di relazioni, di affetto e di sostegno ha ricevuto Stefania Giannotti, a partire da quelle interne al femminismo, un modo per scalzare il «nulla» che ha accompagnato tutto il «dopo».
Insieme però c’è una presenza, nella insostenibile e incredula trafittura che da congedo diventa mancanza incolmabile, emerge soprattutto la forza di una donna che sceglie di restituire la narrazione di sé con una libertà del vivere che colpisce nel profondo.
CAPIRE, RASSEGNARSI, rinunciare alla propria vita, abbandonarsi allo scorrere dei giorni? Che fare, esattamente di quel che resta dei giorni? Stefania Giannotti decide di cucinare, o meglio di continuare a cucinare e tenere con sé, anche dopo la scomparsa del figlio, questo «campo relazionale» che è sempre stato il cibo per lei, osservato, maneggiato e preparato per fare da alimento; per sé e gli altri: «è il rito beato della trasformazione calcolata, della materia che cambia fino a diventare commestibile, appagante, piacere, nutrimento, distrazione».
Se il reale è capace di ghermire e procurarci strazi che mai ci saremmo aspettati di vivere, il reale del cibo è infatti quella materia – il dato prima opaco e spesso inespugnabile – che segue il verso della mano, perché si pensa, e si sente, anche con le mani. Si piega, la materia, alla vividezza sensuale di un consenso all’esistere. E si entra in contatto con gli altri e le altre, si innesca non la competizione culinaria a cui siamo abituati ma la dedizione al condividere.
UNA MEMORIA che non dice il piacere del consumo ma l’infinito intrattenersi della preparazione – come in una tessitura – con centinaia di ingredienti e abbinamenti che, in calce ai paragrafi e in appendice, raccontano in Troppo sale uno spazio che è casa ovunque. In un ristorante, in un luogo privato, al Cicip&Ciciap, o alla Libreria delle donne di Milano insieme alle cuoche di Estia: «la cucina allora è metafora della vita. Come lei prepotente pretende una partecipazione attenta e assorbe completamente la mente e il corpo. Non ci si può distrarre, rimandare, perdere la misura».
E la perdita diventa quasi accessibile, per uno strano catechismo della gioia di cui bene ha raccontato Cristina Campo. O per il ringraziamento stupito che si deve a chi non si ama, di cui ha scritto Wislawa Szymborska. «Perdo te e mi resta soltanto il mondo», sembra rispondere loro Stefania Giannotti. Un mondo stupefacente che come il cielo non finisce, dotato di una consistenza imperfetta e di cui il dolore e il desiderio di vivere sono parti che non possono essere espunte.
SCHEDA
Stefania Giannotti è architetta, la cucina è più di una passione; i suoi libri precedenti sono «Zucchero a velo» (La Tartaruga, 1990); «Fuochi» (Libreria delle donne di Milano), insieme ad altre autrici cuoche varie. Oggi, a Milano, nell’ambito di «Tempo di Libri» (16.30 – Sala Optima, pad. 4), la prima presentazione di «Troppo sale». Dialogherà con l’autrice Liliana Rampello.
[Alessandra Pigliaru  20/04/2017]

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Commenti

il 12/08 SR ha commentato Non credo che D'Avenia possa far parte del nostro blog. Certo i suoi libri sono best-sellers tra gli adolescenti, e probabilmente hanno il merito di avviare qualche giovane alla lettura, ma la banalità delle situazioni e del linguaggio non permettono di considerare questi testi letteratura. Diciamo che sono testi "di servizio", nella migliore delle ipotesi. su Prossimamente
il 14/05 SR ha commentato Purtroppo J.K.J. non sembra più funzionare con le ultime generazioni: un tentativo di leggere a scuola Three Men In a Boat è finito miseramente in noia. I ragazzi non capivano cosa c'era da ridere e io non capivo perché non capivano. Tristissimo. Jerome per me è finito in quell'armadio dove tengo gli autori speciali che voglio proteggere dagli studenti... su Jerome K. Jerome, fare ridere l’uomo moderno, spaventato
il 29/02 Ida ha commentato A proposito di classifiche: "Oggi se vai al cinema devi entrare a un’ora fissa, quando il film incomincia, e appena incomincia qualcuno ti prende per così dire per mano e ti dice cosa succede. Ai miei tempi si poteva entrare al cinema a ogni momento, voglio dire anche a metà dello spettacolo, si arrivava mentre stavano succedendo alcune cose e si cercava di capire che cosa era accaduto prima (poi, quando il film ricominciava dall’inizio, si vedeva se si era capito tutto bene - a parte il fatto che se il film ci era piaciuto si poteva restare e rivedere anche quello che si era già visto). Ecco, la vita è come un film dei tempi miei. Noi entriamo nella vita quando molte cose sono già successe, da centinaia di migliaia di anni, ed è importante apprendere quello che è accaduto prima che noi nascessimo; serve per capire meglio perché oggi succedono molte cose nuove." Anch'io,come U.ECO sono andata al cinema nel modo ricordato e quindi io amo ricordare e vorrei tanto poter fare liste di su Chi siamo
il 28/02 Ida ha commentato Grazie Roberta per aver riaperto il blog.Trovo che è un modo per uscire dalla solitudine delle letture personali.Scrivere e leggere accanto, trovo che è un bel modo per parlarci e parlarmi. su Chi siamo