venerdì 20 gennaio 2017

Hotel Rigopiano

Diminuisce di ora in ora, la speranza di trovare persone vive sotto l’immenso cumulo di macerie, rocce, detriti, alberi sradicati e neve, tanta neve, che i soccorritori hanno trovato al posto dell’Hotel Rigopiano, investito mercoledì alle 17 circa da una anomala e potentissima valanga provocata dalle recenti scosse di terremoto. Il silenzio dei cani delle unità cinofile raggela più delle temperature polari e delle forti raffiche di vento che spazzano questa splendida località ricca di boschi dove sorgeva il resort di lusso, a 1200 m di altitudine, sotto i monti Siella e Tremoggia del massiccio del Gran Sasso, per raggiungere la quale bisogna percorrere da Farindola (Pe) 12 km circa di strade tortuose e difficili anche d’estate.
E infatti, la colonna di soccorsi della Protezione civile – 135 uomini specializzati e 25 mezzi, compresi due elicotteri, del Soccorso alpino e speleologico, il Cnsas, di Vigili del fuoco, Guardia di finanza, Croce rossa, polizia e carabinieri – è riuscita a raggiungere il luogo della tragedia solo alle 14 di ieri, dietro la turbina dell’Anas che faticosamente e per oltre venti ore ha lavorato per aprire un varco tra i muri di neve che raggiungevano in alcuni punti i quattro metri di altezza. Fino a ieri sera, al momento di andare in stampa, i corpi estratti erano quattro, mentre mancherebbero ancora all’appello 24 ospiti dell’hotel, tra i quali quattro bambini, e sei dipendenti. Due soli al momento i superstiti, salvati all’alba di ieri dagli scialpinisti del Soccorso alpino abruzzese (Gdf e civile) che nella notte, fallito un primo tentativo della turbina dell’Anas (che percorre 700 metri l’ora ed era sottodimensionata rispetto alle esigenze, ed è dunque andata presto ko), hanno inforcato gli sci con le pelli di foca e hanno raggiunto la struttura attraversando le montagne, giù da Campo Imperatore.
La scena che si è aperta ai loro occhi, commossi, quando ancora l’alba era lontana e dopo ore di fatica e sofferenza bestiale, ricorda i racconti dei primi soccorritori nel terremoto di Avezzano, A.D. 1915.
«Mai vista così tanta neve, mai trovata una situazione così difficile», riferisce uno di loro. Secondo il resoconto di Walter Milan, referente stampa del Cnsas, che ieri pomeriggio era sul posto, «la valanga mostra un fronte lungo più di 300 metri, la struttura è completamente trasfigurata, spostata di diversi metri» rispetto alla sua posizione originaria, dall’impatto con la valanga che prima ha «raso al suolo anche un bosco nei pendii superiori». Materassi e suppellettili sbucano fuori tutt’attorno dalla coltre di macerie, detriti e neve, come si vede anche dalle prime immagini.
L’unico ambiente del resort a quattro stelle che si riesce a raggiungere è il piano della spa, collegato però al piano superiore dove si trovava la hall solo attraverso un ascensore, come racconta un habitué dell’hotel a Radio 24.
A dare l’allarme per primo, con un sms inviato alle 17,40, era stato Giampiero Parete, un cuoco 38enne di Pescara che si è salvato perché in quel momento si trovava nel parcheggio auto, insieme a Fabio Salzetta, manutentore dell’albergo, e da lì ha visto la montagna seppellire la struttura dentro la quale si trovano ancora sua moglie e i suoi due figli di 6 e 8 anni. «Quando è arrivata la valanga sono stato sommerso dalla neve ma sono riuscito ad uscire dalla coltre – ha raccontato Parete che ora è ricoverato all’ospedale di Pescara ma non è in pericolo di vita – Ho provato a rientrare in hotel ma ho rischiato di rimanere intrappolato, allora mi sono aggrappato ad un ramo e sono uscito. La macchina non era sepolta, lì dentro abbiamo atteso i soccorsi».
L’uomo ha chiesto aiuto al suo datore di lavoro, Quintino Marcella, ristoratore di Silvi Marina che ha raccontato di essersi «attivato subito», tentando «inutilmente» di dare l’allarme per ore, contattando «tutti i numeri possibili», compresa la prefettura dalla quale, riferisce Marcella, avrebbe ricevuto solo risposte rassicuranti. «Non mi hanno creduto», ha spiegato il ristoratore, raggiunto ieri dal manifesto, che versa ora in uno stato di profonda angoscia. «Giampiero e tutti gli altri ospiti dell’albergo avevano pagato ed avevano raggiunto la hall, pronti per ripartire non appena sarebbe arrivato lo spazzaneve. – è il racconto del signor Marcella – Gli avevano detto che sarebbe arrivato alle 15, ma l’arrivo è stato posticipato alle 19. Avevano preparato già le valigie, tutti i clienti volevano andare via».
Un ritardo inspiegabile, al momento. Da giorni la zona, come molta parte dell’Abruzzo, era battuta da bufere di neve e mercoledì mattina i gestori del Rigopiano (l’hotel, sorto in un vecchio casale di famiglia, è stato inaugurato nel 1972 e ristrutturato nel 2007, con annessa denuncia per abuso edilizio che però è stata ritenuta infondata dal processo che si è concluso a novembre 2016) avevano richiesto l’intervento dello spazzaneve. I soccorsi, secondo la Protezione civile, si sarebbero mossi da L’Aquila e da Pescara intorno alle 18. «Appena abbiamo saputo, non con certezza ma solo che poteva esserci una possibilità, abbiamo subito mandato una colonna mobile», ha fatto sapere la prefettura.
Ma un’ora dopo, a Cupoli, a 11 km dal Rigopiano, le avanguardie si sarebbero rese conto che sarebbe stato impossibile, con i mezzi a disposizione, affrontare quella bufera che accumulava «20 centimetri di neve ogni 500 metri». La rinuncia ai mezzi pesanti è parsa subito d’obbligo. Poi, intorno a mezzanotte, anche le campagnole con le quali i soccorritori avevano tentato di proseguire, si sono fermate. I telefoni cellulari non prendevano, quelli dei dipendenti dell’albergo che nel frattempo erano stati contattati non squillavano. A quel punto solo gli scialpinisti potevano tentare l’impresa di raggiungere l’hotel.
Il resto dei soccorsi si rimetterà in moto solo al mattino dopo. A Penne viene allestito il centro di coordinamento dei soccorsi. Ma la procura di Pescara ha già aperto un’inchiesta: si indaga, contro ignoti, per omicidio colposo.
[Eleonora Martini 20/012/20.17]

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