Quaderni giapponesi, Igort, Coconino Press


Leggere Quaderni Giapponesi è un’esperienza sinestetica. L’ultimo graphic novel di Igor Tuveri innesca un’esplosione sensoriale che evoca momenti vissuti e non vissuti, a cavallo fra esperienza e immaginazione. L’odore della carta, il rumore dei passi sulle foglie cadute, il profumo del the, il caos della redazione di un giornale. Lo stesso libro che stringiamo tra le mani, nella doppia edizione Coconino (brossurato standard) e in quella Oblomov (cartonato in grande formato; fuori commercio ma reperibile qui), rinforza la matericità dell’esperienza di lettura, quasi fosse una declinazione tattile del suo personale ‘impero dei segni’.
Dopo i reportage in Ucraina e Russia, la formula dei Quaderni viene rivista spostando l’accento verso uno sguardo più esplicitamente autobiografico. Le molteplici permanenze nipponiche dell’autore diventano quindi pretesto per un viaggio all’interno delle complessità spirituali e materiali della cultura giapponese. L’esposizione autobiografica diviene così erratica, frammentaria, interrotta continuamente da digressioni e approfondimenti. In questo senso, diverse libere associazioni compongono un quadro intimista e spontaneo, in cui l’autore ci prende per mano e ci invita a percorrere le stesse strade che percorse lui, alternando fra difficili (ma soddisfacenti) esperienze professionali e una solitaria ricerca introspettiva.
Il racconto è per lo più affidato a poche, grandi vignette, che rallentano e dilatano il tempo della narrazione. Ci si sofferma così su attimi che si distendono, quasi a voler superare la dimensione compressa della sintesi sequenziale. Rielaborandolo sulla base della propria cifra autoriale, Igort fa suo uno dei modelli narrativi tipici del fumetto giapponese, quella aspect-to-aspect transition (secondo la definizione coniata da McCloud in Understanding Comics) che frammenta gli attimi in un intento contemplativo. Nel frattempo, i colori caldi della scene di vita quotidiana contrastano i grigi della dimensione lavorativa/professionale, quasi a rinforzare le contraddizioni che animano l’universo simbolico di riferimento. La scelta formale costituisce così una via d’accesso per il lettore, una mediazione artistica da parte di chi fu a sua volta curioso e attento osservatore di una complessa realtà tangibile.

Ammirare la profondità del Giappone significa tuffarsi all’interno di una tazza yunomi, in quell’incedere del tempo che assottigliandosi porta con sé le screpolature di una vita che nel bene o nel male riesce ad arricchirci grazie ad esperienze pronte per essere raccontate ed esposte in tutta la loro naturalezza, partendo dal colore di un’acquarello elegante, fino ad arrivare alla comprensione dell’attimo appena lasciato alle spalle, un’esigenza quasi mistica di ritrovare un mondo perduto, là dove nasce il sole, nell’est così estremo, inglobato nella forma e delicato quanto basta nella sua misteriosità da rendere percepibile una comunione d’intenti con la nostra anima, la nostra parte più nascosta e recondita.
Quaderni Giapponesi, fin dalla copertina, odora di capolavoro, perché in qualche modo, in essa è riassunta l’energia di un mondo che si sorregge grazie a legami con una tradizione che non è mera difesa del territorio, ma piuttosto condivisione di una cultura in grado di stabilire regole che raccolgono dalle proprie radici un’aurea di importanza primordiale: spunto per riflessioni future e capacità intrinseca di coltivare l’arte e il culto della bellezza nel silenzio esteso che si spinge ben oltre le nostre capacità e partorito dall’idea di un moto perpetuo alle prese con l’avvento sempre più insistente di una cultura di massa che crea e distrugge in egual misura.
Igort abbandona le narrazioni giornalistiche di Quaderni russi e Quaderni ucraini per dare vita ad un racconto nel racconto, dove la storia della propria esistenza si intreccia in maniera indissolubile con un mondo distante un sogno e dove le dilatazioni temporali trovano riposo all’interno di immagini che sono digressioni virate seppia di un posto, che, per un periodo di tempo, si è chiamato casa, tra i tumulti, le profonde ammirazioni e il rispetto reciproco nei confronti delle persone incontrate e tra i racconti vissuti che prendono vita attraverso campi cinematografici in cui la narrazione si fa tangibile nella sua delicata introspezione; incontri memorabili e storie di un’altra epoca, collegamenti, legami e tessuti si intrecciano nel ricreare un affresco esperienziale che coinvolge personaggi del calibro di Hokusai,  Miyazaki, Abe Sada, Suzuki Seijun e molti altri, personaggi in grado di rappresentare sotto diversi punti di vista il Giappone che è stato, il Giappone che è e quello che verrà.
Un mondo autobiografico che ingloba l’oggettività di una bellezza fuori dal tempo a percepire il colore del vento che muove le foglie e quel distratto, ma presente calore, che entra da una finestra lasciata socchiusa e ammalia di luce, incorpora speranza e attimi di felicità, bagliori di altre vite riposte e rigettate, pronte a raccontare realtà alle volte amare, cariche di sacrificio e dedizione; forse le parole giuste per esemplificare un’esperienza che per Igort stesso è appartenenza inscindibile, ma sfiorata, così complessa, stratificata e millenaria da sembrare, il più delle volte irraggiungibile e che grazie a questa opera letteraria a fumetti rivive dentro alla nostra mente con un sottile velo di tristezza, non nella sua accezione negativa, ma piuttosto come idea di un mondo in cui l’entrare in punta di piedi, in rigoroso silenzio, non basta per carpirne le intere profondità.
Le poesie disegnate di questa narrazione portano ad esemplificare le emozioni come pioggia che cade in un giorno di primavera, a rinverdire i muschi e la natura, a guardare il tempo che scorre e ad apprezzare la complessità nella sua essenza: si tuffano le rane, rumore d’acqua e noi dispersi in un mondo che non ci appartiene proviamo a comprenderne i segnali multiculturali che la storia racconta; steli di iris intrecciati come lacci di sandali, fino alla prima pioggia d’inverno che ci chiamerà ad essere suoi viaggiatori.
http://indiepercui.altervista.org/igortquadernigiapponesi/

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