venerdì 11 maggio 2018

Il libro della vagina, Nina Brochmann Ellen Stokken

Era la primavera del 1969 quando un gruppo di donne decideva di riunirsi a Boston per avviare una discussione che, da lì a due anni, sarebbe diventato un libro memorabile. Our bodies, Ourselves viene tradotto in Italia nel 1975 per Feltrinelli con il titolo Noi e il nostro corpo ed è il frutto maturo del desiderio di dodici donne alle quali se ne aggiungono molte altre. Il femminismo era agli albori, l’esigenza di riprendersi qualcosa di proprio – da sempre-, del tutto frainteso quando non ignorato dalla medicina maschile e patriarcale, invadeva così scuole, asili, chiese e case private nell’intendimento di mettersi in relazione con altre donne. Anatomia e fisiologia, riproduzione e sessualità, molti erano allora i temi affrontati e illustrati, in seguito altrettanto sgranati dalle esperienze delle donne. In tante parti del mondo. Questo per dire che molto di quella precisa intenzione rimane nell’esperienza delle donne, cioè un partire da sé che sia incarnato. In un corpo intero di cui si conoscono le singole parti, come il sesso femminile. A partire dal tabù del piacere, dell’orgasmo, dobbiamo anzitutto al movimento delle donne la rivelazione di una felicità raggiungibile. Un’esperienza, privata e politica, che è passata attraverso l’arte e la scrittura.
SENZA SCOMODARE dunque l’ampia letteratura sul tema (seppure un rapido passaggio andrebbe dedicato a quel capolavoro che è Donna clitoridea e donna vaginale di Carla Lonzi), leggere oggi che due studentesse di medicina all’università di Oslo si sono dedicate a redigere Il libro della vagina (Sonzogno, pp. 349, euro 17,50, traduzione di Cristina Falcinella) procura una certa grata allegria. Nina Brochmann ed Ellen Stokken Dahl, diversamente dalle donne di Boston, non fanno parte di nessun collettivo e pur tuttavia si sono servite della propria esperienza nel campo della ricerca per individuare alcune lacune relative alla conoscenza del corpo femminile, derivata dal confronto con altre donne. L’aspetto interessante è che, come prima cosa, hanno deciso di non allinearsi con i vari «esperti» ma di partire da se stesse e da ciò che dal loro osservatorio poteva risultare utile. Il risultato è un testo chiaro, intelligente e ironico, accessibile nelle informazioni, diviso per temi, didattico e al contempo molto vario e disinvolto. Soprattutto è rivolto alle donne di tutte le età, composto con l’autorevolezza necessaria per alleggerire l’ingombro inutile degli «addetti ai lavori». E se negli anni Settanta c’era il ciclostile, oggi c’è la Rete ad aiutare la diffusione.
Ospiti oggi al Salone del Libro di Torino, (ore 12, Sala Azzurra, in dialogo con Antonio Pascale), le abbiamo raggiunte per qualche domanda. «Abbiamo lavorato con questi argomenti per diversi anni, prima come educatrici alla salute sessuale per adolescenti, con rifugiati e sex workers in Norvegia, poi abbiamo proseguito nel blog scientifico Underlivet (I genitali, ndr) e ancora come medici».
DETTATA DA ESPERIENZE relazionali e situate, nella scelta di una scrittura brillante e di cui ci si fida fin dalle prime righe, Il libro della vagina va dai primi rudimenti anatomici fino alle mestruazioni, la contraccezione, l’aborto, compresa la depilazione, la menopausa eccetera. Ciò significa che, al pari di un manuale, può essere consultato anche parzialmente secondo l’esigenza della lettrice o del lettore, non sarebbe male che lo leggessero anche gli uomini. Tradotto in molte lingue, le autrici si rendono conto ben presto che l’esito dell’operazione ha superato oggi le loro iniziali intenzioni, per la divulgazione e per i vari contesti geografici e materiali in cui si è andato a collocare.
«Abbiamo voluto scrivere questo libro sulle vagine per diverse ragioni. La prima è che nonostante si possa registrare una grande attenzione alla salute e al corpo, nel bene e nel male, esistono molte donne – anche adulte – che, insoddisfatte dal poco tempo che viene loro dedicato dai medici quando si tratta di sessualità, si affidano a risposte semplici che vanno a cercare su web. A volte sono troppo complesse, a volte apodittiche e dunque altrettanto incomprensibili. Sembra paradossale ma in questo bombardamento di informazioni abbiamo ben poche fonti a cui rivolgerci quando ci interroghiamo sui nostri corpi. Ciò che abbiamo inteso fare è dare un contributo alle insufficienti conoscenze che ancora si hanno sul sesso femminile, per fare anche da contrappeso con le sciocchezze pseudoscientifiche che circolano. Abbiamo utilizzato diversi consulenti e aggiornato le varie edizioni tenendo il passo sui progressi e le nuove scoperte».
LA STESURA DEL TESTO ha un effetto trasformativo in Nina Brochmann ed Ellen Stokken Dahl: «anche chi non è mai stata femminista lo diventa, rendendosi conto di quanto spesso vi sia stato uno squilibrio nella storia della medicina, della scienza. Una trascuratezza imperdonabile da cui tuttavia le donne, grazie alla forza dei propri corpi, si sono già liberate. Per fare uno dei tanti esempi possibili, è abbastanza interessante che una malattia come l’endometriosi – che colpisce fino al 10% delle donne – sia qualcosa di cui abbiamo avuto notizie scientifiche solo arrivate alla facoltà di medicina. Se gli uomini avessero camminato con dolori lancinanti nei testicoli, siamo certe che avremmo sentito parlare di ciò come di una priorità nazionale da risolvere subito».
Sarà bene leggere allora queste «meraviglie e misteri del sesso femminile», come recita il sottotitolo. Non sono «monologhi», come quelli proposti da Eve Ensler nel 1996, eppure hanno la potenza liberatoria di una pluralità luminosa di narrazioni, con voce propria.
[Alessandra Pigliaru 11/05/2018]

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