giovedì 29 settembre 2016

Comincia adesso, Simone Scaffidi

Da sempre la fuga rappresenta un elemento fondante dell’immaginario umano. La figura del fuggitivo o dei fuggiaschi ritorna in tante opere letterarie e cinematografiche, dalla mitica fuga di Giacomo Casanova dal carcere dei Piombi ai tanti noir incentrati sull’uomo che fugge, da La grande fuga a Fuga da Alcatraz o a Fuga per la vittoria, solo per citarne alcuni. Non solo, l’argomento è stato al centro anche di saggi di successo. Basti pensare a Elogio della fuga di Henri Laborit, da cui Alan Resnais trasse ispirazione per girare uno dei suoi capolavori, ovvero Mon oncle d’Amérique. E per di più, il sottrarsi, la defezione, ritornano anche all’interno della politica con la categoria di esodo, elaborata da vari esponenti del pensiero critico a partire dall’analisi del postfordismo e del capitalismo cognitivo.
Quando si tocca un tema come quello della fuga, tante possono essere le implicazioni possibili e innumerevoli i sentieri che si possono percorrere. Soprattutto se l’argomento viene a essere trattato all’incrocio tra arte e letteratura. Certo, non si potrà mai essere esaustivi ma sarà possibile sicuramente aprire almeno un po’ la mente delle persone, oltretutto affascinandole e appassionandole. Ed è proprio questo che avviene leggendo Comincia adesso (eris, pp. 230, euro 13) una raccolta di racconti curata da Simone Scaffidi incentrata, come recita il sottotitolo, su Fughe ed evasioni quotidiane.
Si trovano qui riunite sedici storie di sedici autori differenti, ognuna illustrata da un disegno di altrettanti diversi artisti. Un’impresa, dunque, che ha visto coinvolte, oltre al curatore, ben trentadue persone e che ha proprio nella diversità dei punti di vista e nella molteplicità degli approcci al tema unificante la propria forza più immediata.
Perché è proprio questa varietà che costringe il lettore a pensare, a riflettere sulle più diverse forme di prigionia e di costrizione che possono affliggere l’essere umano. Si ritrovano, infatti, all’interno del libro situazioni già codificate, consuete per così dire, usuali, di sottrazione della libertà come la prigione o il manicomio o l’amore sbagliato. Ma se ne trovano tante assolutamente inusuali e poco esplorate come la maternità, l’asilo, la reception di un’azienda. Naturalmente, pure gli stili di scrittura e la struttura dei racconti risultano estremamente eterogenei. Si passa dalla narrazione in prima a quella in terza persona, si va dalla fiaba al monologo, dalla storia puramente kafkiana alla reminescenza pirandelliana (al protagonista dell’ultimo racconto tutto accade perché il suo naso pendeva verso destra). Da rimarcare che la varietà degli stili, degli approcci, delle strutture narrative si accompagna in tutti i casi con un livello davvero elevato della scrittura.
Ma alle storie sono abbinate le illustrazioni. E anche in questo caso il livello è alto. Naturalmente, si ritrovano stili diversissimi, improntati al simbolismo, all’espressionismo, al grottesco, che si richiamano più o meno al fumetto: l’illustrazione di Rocco Lombardi, ad esempio, originalissima per composizione, fa venire in mente lo stile di Robert Crumb. Tutti i disegnatori sono riusciti a condensare in un’immagine il senso più profondo del racconto, contribuendo – spesso in maniera decisiva – a quel senso di apertura mentale che il testo comunica al lettore.
Questo libro, come afferma Valerio Evangelisti sulla quarta di copertina «è una guida esaustiva all’arte della fuga», anche perché rappresenta un ottimo strumento per cercare di sottrarsi alla banalità e alla superficialità che quotidianamente affligge la vita di chiunque.
Occorre, infine, sottolineare che, quasi conseguentemente al tema affrontato, come avverte Simone Scaffidi nella sua bella e metaforica introduzione, «metà dei proventi della vendita di ogni singolo libro andranno alla Biblioteca Popolare Rebeldies, progetto senza fini di lucro con sede a Cuneo che si occupa di far arrivare libri ai detenuti, direttamente e senza intermediari, ribadendo il diritto alla lettura all’interno del carcere e fuggendo logiche meramente assistenzialiste o subdolamente ricattatorie»
[Mauro Trotta 29/09/2016]

Nessun commento:

Posta un commento